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domenica 25 aprile 2021

25 Aprile - Festa della Liberazione

In data 25 aprile si celebra in tutto il territorio italiano la liberazione dall'occupazione nazista e dal regime fascista. In questo giorno venne proclamata da parte del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale, nel quale erano presenti tutti i movimenti antifascisti e di resistenza italiani, dai comunisti ai socialisti, dai liberali ai democristiani e ai membri del Partito d'Azione) l'insurrezione generale in tutto il territorio italiano ancora occupato dalle truppe naziste, dando mandato a tutte le forze partigiane operanti nel Nord Italia di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo loro la resa.
In una settimana tutta l’Italia del nord venne liberata e si pose fine ad un ventennio di dittatura e persecuzioni fasciste che culminò con l’esecuzione del 28 aprile 1945 di Benito Mussolini nelle campagne di Dongo ad opera proprio del CLN e per mano di Walter Audisio, nome di battaglia Colonnello Valerio.

mercoledì 27 gennaio 2021

27 Gennaio, giornata della memoria

Il giorno 1 Novembre 2005 l'Assemblea delle Nazioni Unite decise di dichiarare il 27 Gennaio di ogni anno come giornata internazonale della memoria, in ricordo delle vittime dell'olocausto. Fu scelta tale giornata proprio perchè in quel giorno del 1945 le truppe dell'Armata Rossa dirette a Berlino entrarono per caso con i carri armati nel campo di concentramento di Auschwitz, liberando i superstiti e rivelando al mondo intero, tramite i numerosi racconti dei sopravvissuti, l'orrore del genocidio della Germania nazifascista.
L'Italia pagò un notevole contributo con numerosi deportati in quel campo, tra i quali molti perseguitati ebrei, militari, politici e la tutt'ora senatrice a vita della Repubblica Italiana Liliana Segre. Prigioniera per un breve periodo nel campo di concentramebto di Auschwitz anche la giovane ebrea tedesca Anna Frank.

lunedì 27 maggio 2019

27 maggio 1703: lo Zar Pietro il Grande fonda San Pietroburgo

Oggi 27 maggio ricorre l’anniversario della fondazione della città di San Pietroburgo ad opera di Pietro il Grande. Infatti a far data da quel giorno (1703) iniziarono per ordine dello zar gli scavi della fortezza dei Santi Pietro e Paolo sull'isola delle Lepri, al centro della Neva. Inizialmente lo scopo della città fu quello di porto commerciale e base navale, in seguito divenne una vera e propria grande città chiamata Sankt Peterburg, grazie alla manodopera reperita da tutte le parti della Russia e che purtroppo venne notevolmente decimata durante i lavori a causa delle condizioni climatiche della zona.
Qui iniziò la rivoluzione russa del 1905 e all’inizio della prima guerra mondiale lo zar Nicola II cambiò il nome in Pietrogrado (Petrograd), e sempre qui ebbe inizio la rivoluzione d’ottobre del 1917 che portò al potere i Bolscevichi, il cui inizio venne dato dalle sirene dell’incrociatore AURORA che ancora oggi fa bella mostra di sé ancorato sulla sponda della Neva. Alla morte di Lenin avvenuta nel 1924 la città prese il nome di Leningrado (Leningrad). Durante la seconda guerra mondiale venne assediata duramente dalle truppe armate tedesche di Hitler con lo scopo di raderla a suolo, assedio che durò inutilmente ben 29 mesi, dal 8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944 e che fece quasi 800 mila morti dei circa tre milioni di abitanti dell’epoca. Cosa vedere a San Pietroburgo.
La principale attrazione è data dal famoso Museo dell’Ermitage situato nello storico Palazzo d’Inverno dove iniziò nel 1917 la Rivoluzione di Ottobre e dove si possono ammirare opere di artisti famosi come Picasso, Rembrant, Leonardo Da Vinci, Matisse, Caravaggio. La Fortezza di Pietro e Paolo sulla piccola isola Zayachy del fiume Neva, utilizzata come carcere fino al 1917. Peterhof, la reggia estiva dello zar Pietro il grande, con i suoi giardini, fontane a cascata e statue in bronzo. Prospettiva Nevskij, la strada principale che attraversa la città di San Pietroburgo. La strada più famosa di tutta la Russia e che taglia a metà il centro storico.

giovedì 12 ottobre 2017

12 ottobre 1492, Cristoforo Colombo scoprì l'America

Forse è la data che tutti ricordano più facilmente fin dalle scuole elementari, quella del 12 ottobre 1492, giorno in cui Cristoforo Colombo scoprì l’America. O meglio, credette di essere approdato in America. Salpato da Palos de la Frontera, Spagna, con tre Caravelle il 3 agosto1492, durante il primo mese di mare navigò senza avvistare l’ombra di una benchè minima fetta di terra, tant’è che i suoi marinai accennarono ad un tentativo di ammutinamento, ma Colombo tranquillizzò gli animi dei suoi uomini facendo loro la promessa che se entro tre o quattro giorni non avessero avvistato terra, avrebbero cambiato la rotta o sarebbero addirittura tornati in Spagna. L’animo dei marinai cambiò di umore quando, entrando nel Mar dei Sargassi avvistarono in mare delle alghe galleggianti ed alcuni detriti, segno secondo Colombo di una terra vicina, cosa che in realtà non era vera. Finalmente nella notte di venerdì 12 ottobre la vedetta della Pinta, avvistò le coste di un’isola appartenente a quella che sarebbe diventato il continente americano. L’isola in cui sbarcarono era chiamata dalla popolazione del luogo Guanahani, ma Colombo, che pensava di aver addirittura scoperto le Indie, le diede il nome di San Salvador. In un successivo viaggio il navigatore genovese si rese conto di avere scoperto un nuovo continente, chiamato America da Amerigo Vespucci, navigatore, esploratore e cartografo fiorentino

lunedì 9 ottobre 2017

9 ottobre 1967 - 2017. Cinquanta anni fa la morte di CHE GUEVARA.

Lunedì 9 ottobre 1967, esattamente cinquanta anni fa, il giorno dopo la sua cattura venne ucciso Ernesto Che Guevara, più noto come El Che, il grande rivoluzionario argentino. Nato a Rosario de La Fe, Argentina, il 14 giugno 1928 da padre ingegnere civile e madre donna colta, ebbe un’infanzia tribolata in quanto sofferente di asma, ma ciò non gli impedì fin da bambino di interessarsi della guerra civile spagnola, per la quale i genitori si impegnarono alacremente. Si iscrisse alla facoltà di Medicina laureandosi nel 1953, ma nel frattempo iniziò a girare l’America latina, visitando il Cile, il Perù, la Colombia e il Venezuela. In Guatemala iniziò a frequentare l'ambiente dei rivoluzionari provenienti da tutta l'America Latina e lì conobbe Hilda Gadea, colei che diventerà sua moglie. La sua indole da rivoluzionario lo portò proprio in Guatemala senza troppo successo nell’organizzare una resistenza popolare, poi nel 1955 a Città del Messico incontra Fidel Castro. Tra i due scattò subito la scintilla che li portò ad un’armonia politica e umana molto intensa, al punto che si accordarono per prendere parte insieme alla spedizione per liberare Cuba dal dittatore Fulgencio Batista, sbarcando sull’isola nel novembre del 1956. Dopo Cuba la sua natura rivoluzionaria lo portò nel continente africano, nel 1964 era ad Algeri, spingendosi poi fino in Asie ed in Cina a Pechino. Nel 1967 i suoi ideali lo portarono in Bolivia dove l’8 ottobre venne sorpreso in un agguato e venne ferito dopo uno scontro a fuoco, da lì la lunga agonia senza sedativi o antidolorifici che potessero calmargli il dolore e che lo portò alla morte alle prime ore dell’alba del 9 ottobre, complice un colpo di pistola in direzione del cuore.(immagini prese dal web)

mercoledì 20 settembre 2017

20 settembre 1870 - La breccia di Porta Pia e la fine del dominio dei papi

La data del 20 settembre 1870, sancì la fine dello Stato Pontificio con la presa di Roma, nota anche come breccia di Porta Pia; fu l'episodio del Risorgimento che decretò l'annessione di Roma al Regno d'Italia. Fu sicuramente una delle date più importanti del Risorgimento italiano, perché determinò l’ultimo evento di una certa importanza dell’unificazione d’Italia e la presa di Roma, che da circa mille anni era sotto il controllo del Vaticano. Al mattino presto il generale piemontese, Raffaele Cadorna diede il segnale e nell’aria si udì ben presto il rumore delle cannonate e il fragore del crollo di un tratto di mura di circa 30 metri che si estendeva poche decine di metri da Porta Pia. I difensori, in massima parte zuavi volontari di provenienza francese, belga o olandese non opposero resistenza. Terminò così con Pio IX il dominio dei papi dopo più di 1000 anni. Un giovane ufficiale (e promettente scrittore) del regio esercito scrisse in quel frangente: «la porta Pia era tutta sfracellata; la sola immagine della Madonna, che le sorge dietro, era rimasta intatta; le statue a destra e a sinistra non avevano più testa; il suolo intorno era sparso di mucchi di terra; di materassi fumanti, di berretti di Zuavi, d'armi, di travi, di sassi. Per la breccia vicina entravano rapidamente i nostri reggimenti». Quell’ufficiale si chiamava Edmondo De Amicis, colui che avrebbe poi raggiunto la fama con il libro Cuore.
L'anno successivo, con la legge 3 febbraio 1871,la capitale d'Italia fu trasferita da Firenze a Roma. Per molti anni la data del 20 settembre è stato festività nazionale, ma con i Patti Lateranensi questa festa venne abolita nel 1930. Ancora oggi la data del 20 settembre viene ricordata a Roma con cerimonie che si svolgono presso Porta Pia, sulla via Nomentana, nel punto esatto dove avvenne da parte delle truppe italiane lo sfondamento nelle Mura Aureliane con la creazione di una breccia che fu aperta a colpi d’artiglieria. Tale breccia, di circa 30 metri, viene storicamente ricordata come Breccia di Porta Pia e sul posto è presente un monumento commemorativo. (immagini prese dal web)

martedì 30 maggio 2017

Il Castello di Giulio II (Ostia Antica)

Agli inizi del suo pontificato, papa Martino V (Ottone Colonna, 1368 e pontefice dal 1417 fino alla sua morte 1431), nel creare una politica atta a consolidare le difese territoriali, fece costruire, a guardia e difesa del Tevere, una torre rotonda circondata da un fossato. Il territorio, infatti, era di primaria importanza per il controllo dei traffici doganali sul Tevere e per la presenza delle saline il cui monopolio spettava alla Curia. Tra il 1483 e il 1487 durante il pontificato di Sisto IV, il Cardinale Giuliano della Rovere ( dal 1503 papa Giulio II ) finanzia la costruzione del castello affidando i lavori all’architetto fiorentino Baccio Pontelli, come si legge da una epigrafe sul portale di accesso al cortile. La costruzione è costituita da un sistema perimetrale di casematte, ovvero delle camere da sparo, che uniscono i tre torrioni, due circolari ed uno poligonale che racchiude il maschio. Dal cortile si sale al piano superiore tramite uno scalone monumentale, formato da tre rampe, dove le volte e le pareti sono decorate con affreschi policromi eseguiti da pittori provenienti dalla scuola di Baldassarre Peruzzi. Diventato papa, Giulio II (1503-1513) ordinò importanti trasformazioni: fece costruire sul lato occidentale del cortile, un vero e proprio appartamento papale, ristrutturando alcuni ambienti di epoca borgiana. Nella rocca aveva sede la dogana pontificia, che regolava il pagamento delle gabelle per le merci che arrivavano a Roma via mare. Dalla metà del XVI secolo iniziò la decadenza del castello, prima per l’assedio del duca d’Alba nel 1556, che provocò numerosi danni alla costruzione, poi nel 1557, in seguito ad una eccezionale piena, il Tevere modificò il suo corso con conseguente allontanamento dalla fortezza per seguire un nuovo tracciato, conservato ancor oggi. Per questo motivo ci fu il trasferimento della dogana pontificia prima a Tor Boacciana e poi a Tor S. Michele. Intorno al XVIII secolo il castello venne usato prima come fienile e poi come prigione per i carcerati utilizzati come manodopera negli scavi dell’antica Ostia.


 

mercoledì 27 aprile 2016

27 aprile 1937: moriva Antonio Gramsci

79 anni fa, il 27 aprile del 1937, morì il grande politico, filososo e pensatore comunista Antonio Gramsci, dopo 11 lunghi anni di prigionia sotto il regime fascista di Mussolini. Nato nel 1891 ad Ales in provincia di Oristano, fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia nel 1921 con la famosa scissione di Livorno, ottenendo la carica di segretario. Nel 1924 divenne deputato, e due anni dopo, in pieno regime fascista, l'8 novembre, in violazione dell'immunità parlamentare, Gramsci venne arrestato nella sua casa e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Due anni dopo, il 28 maggio del 1928, iniziò il processo che vedeva insieme a lui imputato Umberto Terracini. Con l’accusa di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all'odio di classe. Storica fu la frase di chiusura della requisitoria del Pubblico Ministero Isgrò, che disse: “Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare.” E infatti dopo una settimana dall’inizio del processo, il 4 giugno, Antonio Gramsci venne condannato a venti anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione, e il 19 luglio venne rinchiuso nel carcere di Turi, in provincia di Bari. Gravemente malato, ottenne la libertà il 21 aprile del 1937 e una settimana dopo, il 27, il suo corpo minato da numerose malattie e dagli anni di carcere, cedette. Durante gli anni di detenzione scrisse opere molto importanti come “Lettere dal carcere” e” Quaderni dal carcere”,  diventate un caposaldo per generazioni di politici in tutto il mondo e nella cultura italiana del dopoguerra.

domenica 23 agosto 2015

23 Agosto 1927: giustiziati negli USA gli anarchici italiani Sacco e Vanzetti

Il 23 agosto 1927 due anarchici italiani, immigrati negli Usa, Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vengono giustiziati sulla sedia elettrica dal governo degli Stati Uniti d’America. Vennero arrestati con l'accusa di omicidio di un ragioniere e di una guardia giurata del calzaturificio “Slater and Morrill” avvenuta nell’aprile del 1920. Quella sentenza fu una delle pagine più tristi e schifose della giustizia statunitense, con un giudice che appella Bartolomeo Vanzetti come un “bastardo anarchico”, ma soprattutto con un omicidio che i due italiani non avevano mai commesso, prova ne fu la confessione di un pregiudicato, Celestino Madeiros, che si autoaccusò del duplice omicidio effettuato insieme ad altri complici. Nonostante questa confessione che scagionava i due anarchici italiani, i numerosi dubbi sulla loro colpevolezza già affiorati in sede processuale e le manifestazioni di solidarietà e di richiesta di assoluzione da parte di tutta opinione pubblica mondiale, Sacco e Vanzetti furono giustiziati sulla sedia elettrica la notte del 23 agosto 1927.
Bartolomeo Vanzetti, di origini piemontesi, emigrò in America nel 1908, si battè fino all’ultimo gridando la propria innocenza: “Desidero dirvi, - disse al processo - che sono innocente. Non ho commesso nessun delitto, ma qualche volta dei peccati, sì. Sono innocente di qualsiasi delitto, non solo di questo, ma di ogni delitto. Sono innocente. Desidero perdonare alcune persone per quello che mi hanno fatto“.
  Ferdinando Nicola Sacco, di origini pugliesi (Torremaggiore, FG) era sposato con due figli, a differenza di Vanzetti, che era un idealista, egli capì subito che sarebbero stati condannati già prima del processo; Tristissima fu la lettera che scrisse al figlio dal carcere: “Mio carissimo figlio e compagno…non avrei mai pensato che il nostro inseparabile amore potesse così tragicamente finire…non dimenticarti giammai, Dante, ogni qualvolta nella vita sarai felice, di non essere egoista: dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici…e non dimenticare di conservare un poco del tuo amore per me, figlio, perchè io ti amo tanto, tanto… I migliori miei fraterni saluti per tutti i buoni amici e compagni, baci affettuosi per la piccola Ines e per la mamma, e a te un abbraccio di cuore dal tuo padre e compagno”.
Nel 1977 i due anarchici italiani vennero riabilitati dal governatore del Massachusetts, Michael S. Dukakis, e venne proclamto per il 23 agosto di ogni anno il S.&V. Memorial Day 

lunedì 10 agosto 2015

10 Agosto 1944: la strage di Piazzale Loreto

15 detenuti del carcere di San Vittore, appartenenti a tutte le forze politiche inneggianti alla Resistenza, vennero trucidati nella piazza che qualche mese dopo avrebbe visto la fine del Duce e della dittatura fascista.

 Il 10 Agosto 1944 venne perpetrato a Milano, in Piazzale Loreto, un eccidio di chiaro stampo fascio-nazista da parte della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti della RSI. La mattina presto di quel giorno infausto, quindici partigiani detenuti nel carcere di San Vittore vennero portati in Piazzale Loreto, e lì furono fucilati da un plotone di esecuzione formato da soldati fascisti del gruppo Oberdan della legione «Ettore Muti» agli ordini del capitano Pasquale Cardella, il quale prendeva ordini dal comando tedesco. In un comunicato nazista veniva precisato che la strage fu attuata come rappresaglia per l'attentato di viale Abruzzi, dove, è bene precisare, non morì nessun soldato tedesco. Ma sembrò subito una scusa di comodo, la realtà era che si voleva dare un segnale forte alla simpatia che la popolazione aveva per la Resistenza. La piazza non era stata scelta a caso, era il punto di convergenza del pendolarismo milanese verso le fabbriche dell’hinterland, quindi quel giovedì 10 agosto, giorno feriale, la strage sarebbe stata un monito per i migliaia di lavoratori che sarebbero transitati di lì; I cadaveri dei 15 martiri, appartenenti a tutto l’arco delle forze della Resistenza, vennero lasciati nella piazza ammassati l’uno sull’altro fino alle 20 e guardati a vista dai fascisti che non facevano avvicinare nemmeno i parenti delle vittime dell’eccidio.

venerdì 22 maggio 2015

22 maggio 1885. Nasce Giacomo Matteotti

Giacomo Matteotti (1885-1924) nasce a Fratta Polesine, il 22 maggio 1885, in provincia di Rovigo. A 19 anni, giovanissimo, inizia a scrivere sul periodico socialista “La lotta” e nel 1919 viene eletto deputato per la prima volta in Parlamento con il partito socialista. Nel 1916 sposa Velia, la donna che lo renderà padre di tre figli. Il figlio Giancarlo, nato nel 1918, seguirà le sue orme dedicandosi all'attività politica. Antifascista convinto come tanti suoi compagni di partito, Matteotti identifica il fascismo come la risposta della borghesia alle lotte della classe operaia. Il 30 maggio del 1924, Matteotti, in un discorso alla Camera dei Deputati denuncia le violenze e i brogli elettorali che hanno portato il partito nazionale fascista di Benito Mussolini al 66,3% dei consensi. A tutti i suoi compagni che si congratularono per il discorso fatto, lui rispose: "Io il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me". Infatti nei giorni successivi sulle pagine del “Popolo d’Italia” comparvero le parole di Mussolini che dicevano “dare una lezione al deputato del Polesine". Matteotti si mette in lista per parlare nuovamente alla Camera per la seduta dell’11 giugno, ma il giorno prima viene rapito dalla gentaglia fascista sul lungotevere Arnaldo da Brescia mentre si recava in Parlamento e assassinato. Il suo corpo verrà ritrovato il 16 agosto successivo in località Quartarella, una boscaglia alle porte di Roma.

martedì 24 marzo 2015

24 marzo 1944/1974 Eccidio delle Fosse Ardeatine

Era il 24 marzo 1944: 335 morti, tra civili e militari, uccisi tramite un colpo di pistola alla nuca dalle truppe di occupazione tedesche come rappresaglia per l’attentato effettuato dai partigiani appartenenti ai GAP romani contro truppe germaniche a via Rasella. Nell’attentato del giorno precedente persero la vita ventotto persone immediatamente e altre 5 nei giorni seguenti.
Il tenente colonnello delle SS Herbert Kappler, d’accordo con il comandante delle Forze Armate della Wermacht a Roma, Generale Kurt Mälzer, decisero di mettere in atto una rappresaglia la quale consisteva nella fucilazione di dieci italiani per ogni militare tedesco ucciso nell’attentato partigiana, da scegliere tra i condannati a morte detenuti nelle prigioni gestite dai Servizi di Sicurezza e dai Servizi Segreti. Infatti il 24 marzo 1944,i capitani delle SS Erich Priebke e Karl Hass ricevettero l’ordine di selezionare le vittime tra i prigionieri già condannati a morte, ma il numero di prigionieri non arrivava ai 330 necessari alla rappresaglia, di conseguenza aggiunsero, ai già scelti, prigionieri politici e 57 ebrei e alcuni civili.
Radunarono quindi i prigionieri selezionati e li condussero nei pressi di una serie di grotte alla periferia di Roma, sulla via Ardeatina, scelte per poter eseguire la rappresaglia in segreto e per occultare i cadaveri delle vittime. Giunti sul posto, il capitano Priebke si accorse di aver selezionato 335 vittime anziché 330, ma decise ugualmente di uccidere le 5 unità in eccesso per non correre il rischio di lasciare in giro testimoni scomodi. Tutti i prigionieri vennero uccisi tramite un colpo di pistola alla testa sparato da distanza ravvicinata. Al termine delle esecuzioni l’ingresso delle grotte venne fatto saltare con delle cariche di esplosivo. Dopo la fine della guerra tutti i comandanti responsabili in qualche modo dell’eccidio vennero condannati a pene più o meno severe; l’ultimo a morire fu, nel 2013, il capitano Erich Priebke. Le grotte delle Fosse Ardeatine, luogo dell’eccidio alla periferia di Roma, sono oggi monumento nazionale in ricordo delle vittime.

giovedì 19 marzo 2015

19 Marzo, Festa del papà

Oggi, 19 marzo, si festeggia la festa del papà. E’ una ricorrenza che nasce nei primissimi decenni del XX secolo, complementare alla festa della mamma. Quando fu proclamata, all’inizio, era una Festa Nazionale, ma in seguito fu abrogata. La data della festa del papà in generale varia di Paese in Paese. In quelli che seguono la tradizione statunitense, si festeggia la terza domenica di giugno, mentre in molti Paesi di tradizione cattolica, la “Festa del papà” viene festeggiata il giorno di San Giuseppe, padre putativo di Gesù. In Russia cade il 2 febbraio, in Thailandia il 5 dicembre, in Germania si celebra il giorno dell’Ascensione, 40 giorni dopo la Pasqua mentre in Australia e Nuova Zelanda capita nella prima domenica dimsettembre. Il dolce tipico della festa del papà varia da regione a regione ma la base è quasi sempre la stessa: impasto simile a quelle dei bignè o dei krapfen con ripieno di marmellate varie o creme. A Napoli sono rinomate le zeppole di San Giuseppe, dal momento che secondo la tradizione , dopo la fuga in Egitto con Maria e Gesù, Giuseppe dovette vendere frittelle per poter mantenere la famiglia in terra straniera. Nel Nord Italia è classica la raviola, un piccolo involucro di pasta frolla o pasta di ciambella richiuso sopra una cucchiaiata di marmellata, crema o altro ripieno, poi cotta al forno o fritta, mentre nelle regioni centrali è assai diffuso un dolce fritto, a base di riso cotto nel latte a cui si aggiungono a piacere uva passa o canditi. Molte sono le frasi di circostanza per questo giorno, eccone alcune:

1 - Un giorno incontrerò un principe, ma il mio re sarai sempre tu papà.

2 - Tanti auguri alla persona più strepitosa che la vita mi potesse far conoscere...auguri papà.

                                                                                                                                                3 -Spero un giorno di poter ripagare i sacrifici che hai fatto per crescermi rendendoti fiero di me! Tanti auguri per la festa del papà.                            

4 - Che fortuna grande ad averti come babbo, sei unico e speciale, grazie di esistere.

domenica 15 febbraio 2015

15 Febbraio 1944: bombardamento dell'Abazia di Montecassino.


L’Abazia di Montecassino venne costruita da San Benedetto da Norcia nel 529 per ospitare lui e i suoi seguaci. Egli presagì che col passare dei secoli l’Abazia sarebbe stata distrutta e poi ricostruita per ben quattro volte. Infatti la prima distruzione ad opera dei Barbari avvenne nel 577, poi fu la volta dei Saraceni a metterla a ferro e fuoco nell’833, quindi un terremoto nel 1349 la distrusse per la terza volta. L’ultima, quella che la rase quasi completamente al suolo, avvenne durante la seconda guerra mondiale, appunto il 15 febbraio del 1944, quando furono sganciate dai bombardieri alleati circa 800 tonnellate di bombe, pensando che ivi risiedesse la base operativa dei tedeschi. Non fu così, dal momento che dopo tre giorni di continui bombardamenti non vi fu traccia di nemici tedeschi. Si persero così tre mesi importantissimi dagli alleati per arrivare a Roma. In questa battaglia ci fu la perdita di 55.000 alleati e 20.000 tedeschi. Terminata la guerra, nel 1948 cominciò la ricostruzione dell’Abazia per la quarta volta, che terminò nel 1964. "Ora et Labora et Lege": questo è il motto della Regola di San Benedetto che i monaci ancora seguono nella loro routine quotidiana. Tale regola consta di 73 capitoli, e non vuole essere, secondo la spiegazione che il santo dà nell’ultimo capitolo, un manuale di istruzioni per raggiungere la perfezione, ma delle linee guida verso la devozione per coloro che si avvicinano alla vita spirituale. San Benedetto da Norcia morì nell’Abazia il 21 marzo del 547.

martedì 3 febbraio 2015

Il 3 febbraio ’91 si scioglieva il P.C.I.

Rimini, 3 febbraio 1991. Achille Occhetto conclude il suo intervento al XX Congresso del Partito Comunista Italiano. Finiva così il Pci e nasceva il Pds e con lui una lunga serie di scissioni.


Il 12 novembre 1989, l’allora segretario del PCI Achille Occhetto, in una riunione di partito nella ormai famosa sezione della Bolognina, annunciò “grandi cambiamenti”. Nella sua mente covava il superamento del Partito Comunista e la costruzione di un “nuovo, grande partito della sinistra italiana”. Ci furono accese discussioni, sia tra i dirigenti del partito sia tra molti settori della base. Importanti esponenti del Comitato Centrale come Ingrao, Tortorella, Cossutta si opposero fin da subito, e fu indetto un Congresso straordinario del Partito, il diciannovesimo, tenutosi a Bologna nel marzo del 1990.
3 furono le mozioni. La prima, “Dare vita alla fase costituente di una nuova formazione politica, sponsorizzata dal segretario, ottenne al congresso il 67% dei voti e permise ad Occhetto di essere rieletto segretario. La seconda, come suggerito dal nome, era “Per un vero rinnovamento del PCI e della sinistra”, e venne sottoscritta da Ingrao, Tortorella, Angius e Luciana Castellina; ottenne solo il 30% dei consensi. La terza, definita “Per una democrazia socialista in Europa”, fu presentata, tra gli altri, da Armando Cossutta, che ottenne solo il 3% dei voti congressuali. Il congresso successivo, il XX e anche l’ultimo, si tenne a Rimini nel febbraio 1991. Anche qui tre furono le mozioni presentate. I due terzi dei consensi li ottenne quella che indicava chiaramente la cancellazione del Partito verso la creazione del PDS, cioè del Partito Democratico della Sinistra. Qualche anno più tardi venne tolta la P di partito per formare i DS, Democratici di Sinistra; successivamente venne ripristinata la P a scapito della S di sinistra, ma tutto questo al XX Congresso non venne detto. Da quel congresso è successo di tutto nel nuovo partito. La nuova Dirigenza, composta da vecchi pseudo-comunisti e soprattutto da vecchi anticomunisti, decise di vergognarsi di colpe che il vecchio PCI non aveva mai avuto, cercando di mostrarsi come un Partito rinnovato. Si creò invece alla base solamente della gran confusione , i vecchi compagni si chiedevano per cosa avessero lottato per tanti anni. Se ne accorsero purtroppo col passare del tempo, quando il nuovo partito scelse di stare anche dalla parte dei forti, perdendo pian piano credibilità, intraprendendo la strada delle privatizzazioni, l’Alitalia e la Telecom ne sono l’esempio. Per non parlare della sempre più crescente disoccupazione e del “miraggio” della pensione che si allontana sempre più. Ormai è solo un ricordo il vecchio Partito Comunista Italiano, il partito delle lotte operaie, del voto alle donne, delle 150 ore, il partito della classe operaia e dei più deboli, il partito di Gramsci,Togliatti, Longo e Berlinguer.

3 Febbraio 1960: muore Fred Buscaglione

Alle prime ore dell'alba la sua Thunderbird lilla si scontra con un camion dopo una serata a Roma, in Via Margutta. Aveva 38 anni.


 Fred (Ferdinando) Buscaglione nasce a Torino il 23 Novembre 1921. Mostrò una grande passione per la musica fin dalla tenera età, quando iniziò a studiare al conservatorio di Torino, il Giuseppe Verdi, studi che interruppe qualche anno dopo per problemi economici della sua famiglia, che lo costrinsero a fare diversi mestieri come il fattorino e l’apprendista odontotecnico. Nel frattempo cominciò ad esibirsi come musicista e cantante jazz nei locali notturni e, giovanissimo, era già un richiesto strumentista sulla piazza torinese. In una di queste serate incontrò Leo Chiosso, il compositore che firmò molti testi delle sue canzoni, formando con lui un rapporto artistico che durò fino alla prematura scomparsa di Fred. Durante la seconda guerra mondiale venne distaccato in Sardegna, dove si mise in luce organizzando spettacoli per le truppe. Terminata la guerra tornò ad esibirsi a Torino fondando un proprio gruppo, gli Asternovas. Compose canzoni un po’ bizzarre, incentrate su storie di "bulli e pupe" di New York e di Chicago, di uomini duri e spietati, ma sempre in balia delle donne e dell'alcool. Nacquero così le canzoni che lo resero famoso in tutta Italia, molte delle quali eseguite dal vivo in concerto: Che bambola, Eri piccola così, Love in Portofino, Porfirio Villarosa, Whisky facile. Verso la fine degli anni cinquanta Fred Buscaglione era un artista tra i più richiesti, non solo come cantante ma anche nel piccolo e grande schermo. Ci furono molti pettegolezzi su di lui da parte dei rotocalchi di allora, affibbiandogli diverse storie d’amore con attrici del calibro di Scilla Gabel e Anita Ekberg, tanto da far naufragare il suo matrimonio. L’incidente automobilistico in cui Fred Buscaglione perse la vita avvenne all'alba del 3 febbraio 1960, mentre rientrava all'hotel Rivoli dopo essersi esibito in un night di via Margutta, a Roma. La sua Ford Thunderbird color lilla si scontrò con un camion Lancia Esatau carico di materiale edile. Aveva 38 anni. Il suo corpo riposa nel cimitero monumentale di Torino. (immagini prese dal web)

sabato 31 gennaio 2015

31 Gennaio 1876: gli indiani d'America (nativi americani) vengono confinati nelle riserve

31 gennaio 1876. Gli Stati Uniti ordinano ai Nativi americani, comunemente chiamati indiani, di trasferirsi nelle riserve, cioè in zone di territorio recintate e controllate.


 Con il nome di “ Indiani d'America” o meglio “Nativi americani” vengono comunemente definite le popolazioni indigene dell'America Settentrionale, residenti nei territori degli attuali Stati Uniti, Canada e in parte del Messico. La denominazione di “indiani” fu loro addossata erroneamente da Cristoforo Colombo, il quale era più che convinto di essere sbarcato nelle indie asiatiche, in una corrispondenza del 1493. 31 gennaio 1876. Gli Stati Uniti ordinano ai Nativi americani, comunemente chiamati indiani, di trasferirsi nelle riserve, cioè in zone di territorio recintate e controllate dal Governo americano. Nel 1874 una spedizione condotta dal generale Custer confermò la scoperta di giacimenti d' oro nella regione delle Black Hills (Colline nere) nel Dakota, un' area sacra per molte tribu' indiane e che, secondo il trattato di Fort Laramie del 1868, era vietata ai bianchi. Il governo USA cercò dapprima di comprare le Black Hills dagli indiani, i quali rifiutarono la proposta («Le Colline Nere sono la mia terra e io le amo. Chiunque vi metterà piede sentirà il suono di questo fucile» disse Little Big Man, "Piccolo Grande Uomo", vice capo degli Oglala di Cavallo Pazzo). Il 9 novembre venne stilato   un rapporto ( falso) da cui emergevano accuse infondate a carico dei nativi americani fino ad accusare i Sioux Hunkpapa di Toro Seduto di rifiutare i benefici della civiltà, e quindi si autorizzava l'intervento dell'esercito se i nativi americani non fossero immediatamente rientrati nelle loro riserve; come data ultima fu stabilito il 31 gennaio 1876. Le riserve furono prima dei campi di rieducazione, poi dei ghetti, infine delle isole di residenza, dove gli indiani d'America potevano mantenere le loro usanze. Solo nel 1924 i Nativi furono autorizzati a integrarsi ed ebbero il diritto di voto. (immagini prese dal web)

lunedì 8 dicembre 2014

Il Forte di Bard (Valle d'Aosta)

Il forte di Bard è un complesso fortificato fatto riedificare nel XIX secolo da Casa Savoia sulla rocca che sovrasta il borgo di Bard, in Valle d'Aosta. Il forte è situato a sinistra della Dora Baltea, in cima ad una punta rocciosa, a 384 m s.l.m. La sua posizione era molto strategica, in quanto proprio in questo punto nella Dora Baltea si forma una strozzatura che nei secoli scorsi ha contraddistinto un confine culturale, politico e religioso della Valle d'Aosta. Dalla posizione della rocca lungo il corso della Dora Baltea, si poteva avere un ottimo controllo del passaggio in entrambe le direzioni, da e per la Francia. Vecchi documenti storici testimoniano la presenza di un distretto armato nell'area già nel VI secolo, ovvero all'epoca di Teodorico I: in particolare, di una guarnigione consistente di 60 uomini. Il forte viene spesso ricordato nelle cronache medievali dei viaggiatori celebri, che attraversarono la Valle d'Aosta e che rimanevano incantati dalla sua posizione strategica: nel 1034 il forte venne definito inexpugnabile oppidum; all'epoca era sotto il dominio di Boso, visconte di Aosta, e i suoi successori ne restarono in possesso fino a metà del XIII secolo. Successivamente, fu occupato dalla importante signoria feudale dei Bard, conti del luogo probabilmente alle dipendenze del vescovado di Aosta. L’ultimo discendente della famiglia dei Bard a presidiare il castello fu Ugo: intorno alla metà del Duecento Amedeo IV di Savoia volle avere personalmente il controllo del forte, impossessandosene e piazzandovi un'imponente guarnigione. Il Castello da qui in poi sarà a lungo sotto il dominio dei Savoia. Nel 1661 Carlo Emanuele II, duca di Savoia, vi fece installare il presidio del ducato nella Valle, concentrando qui l'artiglieria dopo lo smantellamento delle vicine piazzeforti di Verrès - nel castello di Verrès - e di Montjovet - nel castello di Saint-Germain. Inoltre, ulteriori opere di consolidamento e potenziamento delle strutture difensive furono poi portate a termine nel XVII e nel XVIII secolo. La fortezza ebbe i suoi momenti di fama prima nel 1704, durante la guerra di successione spagnola, quando Vittorio Amedeo II di Savoia riuscì ad impedire la discesa in Italia dei francesi e successivamente nel 1800, quando ad essere fermato dal distaccamento difensivo dell'esercito austro-piemontese fu nientemeno che Napoleone Bonaparte il quale, indispettito dalla strenua resistenza dei soldati austriaci che gli avevano procurato una tale onta, lo fece radere al suolo. Dovevano passare trent'anni affinché Carlo Felice di Savoia, preoccupato di nuove aggressioni francesi, affidasse il compito di curare un progetto di ricostruzione all'ingegnere militare Francesco Antonio Olivero: i lavori di rifacimento andarono avanti per otto anni, dal 1830 al 1838, permettendo la realizzazione di varie costruzioni situate su piani differenti: in basso, su due distinti livelli e ideate a forma di tenaglia, l'Opera Ferdinando e l'Opera Mortai; nella parte centrale, l'Opera Vittorio; più in alto, l'Opera Gola e l'Opera Carlo Alberto. Nella fortezza potevano essere ospitati 416 soldati nelle 283 stanze. Nella fortezza era presente un sistema di casematte a difesa in caso di attacco. Dei capienti magazzini situati in basso presso l’Opera Mortai permettevano la custodia di armi, munizioni e cibo per circa ter mesi. Il Forte di Bard cadde nel dimenticatoio dalla fine del XIX secolo, successivamente venne adibito a carcere militare ed in seguito, fino al 1975, venne impiegato come polveriera dell'Esercito Italiano. Da quell’anno in poi la proprietà passò alla Regione Autonoma Valle d'Aosta. Dopo una parziale riapertura nei primi anni ottanta, hanno avuto inizio i lavori di restauro, durato oltre dieci anni. Per un lungo periodo il forte di Bard fu completamente abbandonato, ora è stato totalmente restaurato e aperto ai visitatori nel gennaio 2006. Attualmente è sede di esposizioni di vario genere,arte antica, moderna, contemporanea e fotografica: Il Forte è inoltre sede di tre percorsi permanenti: il Museo delle Alpi, Alpi dei ragazzi e le Prigioni. Nel cortile interno principale si svolgono nel periodo estivo rappresentazioni musicali e teatrali. Il Forte è fornito dei più moderni servizi di caffetteria, ristorante per eventi e congressi. Il Forte ospita a livello Carlo alberto l'Hotel Cavour et des Officiers, una meraviglia di 11 stanze per assaporare l'esperienza unica ed esclusiva di pernottare dentro le Mura. Ai piedi del forte il Borgo medievale di Bard, un gioiello di architettura.(immagini prese dal web).

sabato 6 dicembre 2014

Tradizioni del Natale

Il Natale è una festa accompagnata da diverse tradizioni, sociali e religiose, spesso variabili da paese a paese. Tra i costumi, le pratiche e i simboli familiari del Natale sono presenti il presepe, l'albero natalizio, la figura di Babbo Natale, lo scambio di auguri e di doni.

                                                   
 Il Presepe

Il presepe è una ricostruzione figurativa della natività di Gesù che la tradizione fa risalire a San Francesco d'Assisi, il quale volle far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme coinvolgendo la popolazione nella celebrazione che ebbe luogo a Greccio la notte di Natale del 1223, episodio rappresentato poi magistralmente da Giotto nell'affresco della Basilica Superiore di Assisi. Il primo esempio di presepe a statue è quello che lo scultore toscano Arnolfo di Carnbio scolpirà nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma.


L'albero di Natale


L'albero di Natale è un abete addobbato con piccoli oggetti colorati, luci, festoni, dolciumi, piccoli regali impacchettati e altro. Le origini vengono in genere fatte risalire al mondo tedesco nel XVI secolo. In una cronaca di Brema del 1570, si legge che un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. La città di Riga è fra quelle che si proclamano capostipiti del primo albero di Natale della storia. In città si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il "primo albero di capodanno" fu addobbato proprio lì nel 1510.

                                                       Babbo Natale

  Babbo Natale, presente in molte culture, è un anziano dalla barba bianca che distribuisce i doni ai bambini, di solito la sera della vigilia di Natale. Deriva dalla figura storica di san Nicola di Bari. Secondo la tradizione, il Santo regalò una dote a tre fanciulle povere perché potessero andare spose invece di prostituirsi. Nel Medioevo si diffuse in Europa l’uso di commemorare questo episodio con lo scambio di doni nel giorno del santo (6 dicembre). L’omone con la barba bianca e il sacco pieno di regali, invece, nacque in America dalla penna di Clement Clarke Moore, che nel 1822 scrisse la poesia The Night Before Christmas in cui lo descriveva come ormai tutti lo conosciamo. Questo nuovo Santa Claus ebbe successo, e dagli anni Cinquanta conquistò anche l’Europa diventando, in Italia, Babbo Natale.

Tradizioni "canore"

Molte tradizioni natalizie sono infine legate alla musica (canti natalizi come Adeste fideles, Tu scendi dalle stelle, Quanno nascette Ninno, Jingle Bells, Les anges dans nos campagnes. Il più famoso canto italiano "Tu scendi dalla stelle" nacque più di 250 anni fa in Campania da Sant'Alfonso Maria dè Liguori.

giovedì 23 ottobre 2014

I sette fratelli Cervi


Erano le 6,30 del 28 dicembre 1943 quando al Poligono di Tiro di Reggio Emilia vennero assassinati sette fratelli, insieme al compagno di lotta di Guastalla Quarto Camurri. Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore i loro nomi. Vennero arrestati durante un rastrellamento da esponenti del PNF (Partito Nazionale fascista) nella notte tra il 24 e il 25 novembre 1943 insieme al padre Alcide dopo uno scontro a fuoco svoltosi nella loro masseria di Praticella, epicentro delle azioni partigiane della zona. Fu una vera e propria rappresaglia per la morte violenta, mai rivendicata, del segretario del PFR di Bagnolo in Piano. La loro era una famiglia di estrazione contadina e a iniziare dagli insegnamenti di Alcide e Genoeffa Cocconi, genitori dei fratelli trucidati, in casa si erano sempre respirate aria antifascista e simpatie democratiche. Durante la seconda guerra mondiale, casa Cervi oltre che un luogo di lavoro divenne un centro di dissenso contro il regime fascista di Benito Mussolini. La “Banda Cervi”, compreso il padre Alcide, era odiata dalle camice nere della zona, perché non si erano mai chinati, non avevano mai preso e tantomeno voluto le tessere, non avevano mai inneggiato al Duce e ai suoi gerarchi, anzi, avevano sempre manifestato le loro simpatie per gli ideali del socialismo, per la rivoluzione russa, per la lotta partigiana. Una lotta che aveva visto cadere fra gli altri, in una linea storica senza fratture, Giacomo Matteotti e Giovanni Amendola, Piero Gobetti e Antonio Gramsci, Lauro De Bosis e i fratelli Rosselli, Duccio Garimberti e Bruno Buozzi. Ed è proprio da questa lotta che sono nate la Repubblica e la Costituzione.  (Immagine presa dal web)